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La forza di Futuro e Libertà non risiede nei suoi leader, reali e presunti, di ogni ordine e grado. La linfa vitale di questo nuovo progetto politico non sono e non devono essere i politici di lungo corso che in esso sono confluiti, affermatesi nell’ambito di un sistema e secondo regole e prassi che segnano il passo e che la società civile sempre più chiaramente e diffusamente sta rinnegando.
Scambi di poltrone, esigenze di ruoli, pretese e “riscossioni”, conflitti personali e ripicche di correnti e gruppi non sono la politica, sono l’incarnazione che di essa hanno dato coloro che, da ogni parte, avevano promesso all’inizio degli anni Novanta il cambiamento e il rinnovamento della politica e del Paese, e che al contrario hanno ci hanno condotto alla situazione limite in cui versiamo.
Il numero di parlamentari entrati o usciti dai gruppi di Camera e Senato, le testate giornalistiche “favorevoli”, gli intellettuali più o meno vicini, chi alza la voce, chi insulta, chi si dichiara favorevole, che cambia idea, chi non vuole un certo leader, chi lo vuole ad ogni costo costituiscono un grande limite per un partito che vuole essere diverso, nuovo, innovativo proiettato al futuro.
Tutto questo costituisce un limite sia sul versante del consenso elettorale e del seguito popolare, sia dal punto di vista delle dinamiche interne al sistema politico.
Nel primo caso Fli rischia di riprodurre quei meccanismi propri di una politica becera e inutile di cui i cittadini sono stanchi e che a maggior ragione mal sopportano in un movimento politico che da mesi promette cambi di rotta e di prassi.
Nel seconda caso, Futuro e Libertà è ancora troppo “debole”, dal punto di vista del consenso popolare, della numerosità in parlamento, della stabilità identitaria e organizzativa per potersi confrontare ad armi pari nell’ambito di un sistema politico omologato e dominati da partiti che su queste dinamiche hanno fondato tutto il loro potere e la loro forza. Dare spazio e confrontarsi con vecchie logiche e prassi obsolete significa per Fli inserirsi in un sistema partitico nel quale rischia di soccombere.
La forza di Futuro e Libertà è data dalle idee e dalle prospettive messe in campo, che sole possono dare sostanza al movimento e credibilità all’azione politica, ma anche dai cittadini che hanno bisogno di veder cambiare non solo l’interpretazione corrente della destra italiana, ma lo stesso intero sistema politico.
Che rappresentanti della vecchia politica abbandonino il progetto di Futuro e Libertà non sembra quindi, in definitiva, un limite o un rischio per il suo futuro. Che il nuovo movimento trovi nella società civile le persone nuove per un partito nuovo, si affidi in nome della meritocrazia, a individui davvero preparati e competenti che, guidati da un leader che lavori per le idee e non per il potere, sappiano ricostruire con la forza dell’originalità e della trasparenza un sistema politico ormai al collasso, in deficit di legittimità e di credibilità. Questa sì sarebbe una pacifica rivoluzione, basata sui contenuti e non sugli annunci, sulle scelte concrete e non sulle false dichiarazioni, che andrebbe a coinvolgere la parte sana della nostra società e potrebbe davvero cambiare prima la politica e poi con essa il nostro Paese.
La forza di Futuro e Libertà sta nel nuovo: nel nuovo delle sue idee, della sua organizzazione, delle persone che vorranno incarnarlo, delle prassi politiche e di sistema che saprà mettere in campo. Esso deve quindi lasciare andare insieme alle persone, logiche e regole della vecchia politica che certo non gli possono garantire consenso e legittimità, ma che al contrario lo ancorano pesantemente a un sistema che la società civile non vuole può sostenere e avallare con il proprio voto.
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